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News sostegno in età adolescenziale

L'autostima: quanto ci vogliamo bene?

Psicologia Cantù

Si sente spesso parlare di come l'autostima influenzi le scelte di vita e il proprio benessere. Ma di cosa si tratta? Parliamo di autostima come di ciò che si prova verso se stessi, ovvero dell'insieme di valutazioni che una persona dà a sè. Essa ha delle ripercussioni importanti su come ci adattiamo al mondo e alle relazioni. L'autostima si forma attraverso diversi aspetti:

Riflessioni psicoanalitiche sul lockdown.

I diversi effetti psicologici della chiusura. Psicologa Cantù

In Italia l’imposizione del lockdown severo è durata due mesi e mezzo. In seguito l'alternarsi dei periodi di chiusura a quelli di apertura ci ha abituati ad un avvicendarsi di momenti in cui siamo in casa a situazioni di parziale libertà. Soffermandoci sui mesi di lockdown rigido, è stato abbastanza sorprendente notare come tutta la popolazione si sia rapidamente adattata a regole così straordinariamente inconsuete: non poter uscire di casa, se non per gravi motivi da giustificare, lavorare e studiare da remoto, abbandonare incontri, convegni, riunioni, sport, cene, tutte le abitudini del vivere comune nelle nostre città. Eppure, inizialmente non c'è stato nessuno schiamazzo, nessun incidente, nessuna ribellione: le persone hanno obbedito. Si potrebbe obiettare che eravamo costretti, ed è vero; ma è interessante chiedersi se non vi sia stato qualcosa di più, qualcosa di più profondo e apparentemente inspiegabile per cui, almeno in alcuni di noi, il trauma esterno ha intercettato nuclei inconsci interni, facendone derivare una tendenza a cui si può dare il nome di claustrofilia.

"Quanto pesa un bicchiere d'acqua?"

Perchè prendersi cura delle proprie difficoltà. Psicologo Cantù

A volte la sofferenza psicologica non viene presa nella giusta considerazione. A questo proposito cito un simpatico aneddoto: un giorno un professore della facoltà di Psicologia dell’Università di Berkley, in California, si presenta in aula con un bicchiere d'acqua. Inizialmente i suoi studenti, che popolano una classe molto affollata, aspettano che la lezione incominci e chiacchierano in piedi tra loro. Una volta che gli studenti si sono seduti, ancor prima di iniziare a parlare, il professore inizia ad aggirarsi in mezzo alle sedute tenendo in mano il bicchiere d'acqua. Cammina, guarda gli studenti, ma senza dire una parola. In totale silenzio. Gli studenti incuriositi iniziano a scambiarsi sguardi divertiti. Immaginano che il professore coglierà l'occasione per introdurre il classico esempio del “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, finchè il professore chiede alla platea: “Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?

Narrazione e creatività

Legami tra narrazione e psicoterapia

Molte volte in film e serie tv lo psicoanalista viene descritto come colui che sta seduto ad ascoltare silenziosamente ore e ore di parole del paziente. Molto spesso, in maniera quasi caricaturale, sembra che lo psicoterapeuta si trinceri dietro un'espressione pensosa e incuriosita senza proferire parola. Lasciando per un attimo da parte la visione antica dello psicologo come "schermo bianco", ovvero come di un professionista che cercava di non interferire con il pensiero del suo cliente, ci possiamo comunque interrogare sull'utilità di lasciare che chi si rivolge a uno psicologo possa parlare apertamente di ciò che vuole, molto spesso decidendo egli stesso gli argomenti su cui concentrarsi. 

C'era una volta... il racconto della favola

I vantaggi della narrazione per i bambini e per gli adulti

Raccontare una storia è un elemento imprescindibile per dare senso a qualcosa che accade. Questa attività è molto presente quando si ha a che fare con i bambini: si leggono loro libri, favole, fiabe. A seconda dell'età si cerca di utilizzare il formato più comprensibile e accattivante per avvicinare loro alla narrazione. Per quale motivo ci affianchiamo culturalmente al racconto delle storie, a che bisogno risponde? La narrazione è qualcosa da relegare al mondo infantile o è utile anche agli adulti? 

La lettura come specchio

Un libro per riflettere e riflettersi

Regalare un libro è un duplice dono: ha una natura materiale, ovvero di bell'oggetto per riempire una libreria o da lasciare sul comodino, e una natura mentale, interattiva, relazionale e sociale. Se viene letto, infatti, il libro apre mondi, pensieri, sentimenti e riflessioni. Ciascuna di queste aperture dice qualcosa dello scrittore, del lettore e di chi ha consigliato, proposto o regalato il libro, formando un incontro psichico contraddistinto dallo scambio. Ogni lettore a seconda dell'età, del genere, della storia di vita e del momento in cui legge scoprirà qualcosa di sè e ne verrà più o meno affascinato. Non tutte le persone che leggono lo stesso libro verranno colpite dallo stesso passaggio o troveranno gli stessi significati. Proprio come diceva Marcel Proust «Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.». Il libro si presta alla proiezione di parti di noi stessi e ci invita, come un campo fertile, a riflettere su di esse. Molte volte riprendere in mano un volume incontrato anni prima dà alla rilettura la possibilità di cogliere qualcosa di nuovo e di interessante. 

Educazione alle emozioni e pandemic fatigue

Psicologa psicoterapeuta Cantù

Il bilancio dopo un anno dall'inizio della pandemia ci porta a fare i conti con disturbi d'ansia e dell'umore nettamente in aumento. L'organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea il triste bilancio confrontando i dati pre-pandemia con quelli attuali: i disturbi legati alla sfera dell'umore (in particolare stati depressivi) sono passati dal 5,4% al 18% rispetto alla popolazione totale e i disturbi ansiosi dal 6,7% al 40%. Si tratta di ciò che ha preso il nome di pandemic fatigue, ovvero di un disturbo psicologico che ha forti ripercussioni sulla vita di molte persone: le preoccupazioni per la salute, le incertezze lavorative e di conseguenza economiche, il lavoro da casa e le limitazioni imposte hanno contribuito a far aumentare il disagio e la sofferenza. 

Social network e immagine di sè

Psicologia Cantù

I social network sono parte della quotidianità e permettono di intessere nuovi rapporti di amicizia, di conoscenza o di lavoro, oltre a rinforzare quelli già esistenti. Attraverso la condivisione di foto, video, articoli online è possibile dare notizie sulla propria vita e su ciò che piace. In alcuni casi ci si trova di fronte ad un vero e proprio intreccio tra la vita reale e virtuale; la sfida è trovare una linea di demarcazione tra il buon utilizzo dei social media senza che essi guadagnino una parte fondamentale della nostra quotidianità. Essere attivi sui social porta il vantaggio di sentirsi appartenente ad un gruppo di persone, seppure le relazioni che avvengono in quel contesto siano fortemente mediate dalla piattaforma utilizzata. Quando si mostra parte della vita e del proprio modo di essere molto spesso si riceve un rinforzo sociale, seppur sotto forma di like, gif e commenti positivi. Come si mostra la propria vita (o meglio, gli aspetti positivi e desiderabili di essa), molto spesso tralasciando i momenti in cui ci si sente più vulnerabili e tristi, allo stesso modo siamo spettatori delle vite degli altri. Ma in che misura ciò che viene mostrato sui social corrisponde pienamente a ciò che proviamo? Ciò che postiamo descrive una soddisfazione concretamente percepita in maniera autentica? A questo proposito i fratelli Shaun, Andrew e Steven Higton insieme al produttore Espen R. Pettersen hanno ideato e messo in scena un interessante cortometraggio (si può vedere in fondo a questa news) dal titolo "What’s on your mind"  inerente le insidie della vita presentata sui social e su come questa si possa discostare dalla realtà. 

L'arte come nascita e trasformazione

Confronto tra arte e psicoterapia

La produzione artistica ha molte connessioni con ciò di cui il bambino fa esperienza nel corso dei primi mesi di vita; la costruzione della mente, infatti, passa attraverso il sensoriale, che è legato a ciò che appare e a come esso si mostra. Per lo sviluppo e la costruzione della psiche è fondamentale che la madre, o la persona che si occupa del bambino, lo aiuti a dare senso a ciò che il neonato percepisce all'interno di se stesso e nel mondo. Questa operazione che avviene in ogni momento della giornata permette al bambino di trasformare ciò che per lui è una percezione senza senso in un significato. E' proprio la relazione tra  chi ha il ruolo di cura e il bambino a farci capire come si sviluppa la psiche e la mente.

L'ascolto, un tesoro prezioso

Psicologo a Cantù

Quando tutti parlano e pochi ascoltano, è un bel guaio. Quante volte vi siete confidati con amici e conoscenti dovendo dividere tempo e attenzioni con il discorso dell'altra persona, che alterna momenti in cui si mostra interessato alla vostra vita a momenti in cui ha la necessità di parlare di sè? 

Gli adolescenti e la pandemia

Psicologia psicoterapia a Cantù

Gli adolescenti, alle prese con le nuove sfide che il periodo pandemico mette loro di fronte, stanno facendo molta fatica ad affrontare la quotidianità.

Nativi digitali vs. immigrati digitali

Come la tecnologia influenza la vita dei bambini e degli adulti. Psicologo a Cantù

Il mondo in cui viviamo ci pone di fronte a nuovi modelli e nuove modalità di comunicare e relazionarci con gli altri. Ci confrontiamo infatti sempre più spesso con la tecnologia, che diventa uno strumento utile e talvolta necessario al mantenimento delle relazioni più o meno significative della nostra vita. 

Coronavirus e didattica a distanza

Psicologo a Cantù

Il periodo pandemico che stiamo attraversando comporta molte novità dal punto di vista relazionale: in particolare per bambini e adolescenti è un tempo colmo di novità e nuove sfide legate alla situazione attuale. Un'area importante della loro vita coinvolta in queste novità è quella della scuola. Non poter andare in classe ma frequentare lezioni on-line comporta vari cambiamenti di significati importanti.

Bambini e tecnologia: quali rischi?

Sostegno psicologico genitoriale a Cantù e Milano

Attualmente i nostri figli sono immersi fin dalla nascita in un mondo pieno di stimoli tecnologici. Bambini di pochi mesi sono in grado di maneggiare con agilità devices quali smartphone e tablet. Nonostante la soglia minima indicata per iscriversi ai social sia 13 anni, molto spesso questa regola viene aggirata e i nostri figli entrano in contatto con queste realtà molto prima che sia per loro possibile essere consapevoli di ciò che esse significano e comportano.

Adolescenza: istruzioni per l'uso

Sostegno psicologico a genitori e adolescenti a Cantù

Molti genitori si ritrovano a pensare a quel momento in cui il proprio figlio passerà dal ricercare coccole e vicinanza a sbattere porte non raccontando più nulla della propria vita. Spesso questo pensiero getta mamme e papà in uno stato di forte preoccupazione. Accadrà anche a me? Come spossiamo evitarlo? Riusciremo a trovare dei momenti di condivisione e vicinanza nonostante i cambiamenti della vita?

Bullismo: i primi segnali a cui prestare attenzione

Il sostegno psicologico a preadolescenti e adolescenti a Cantù

Tutti giorni emerge dalle notizie di cronaca come il fenomeno del bullismo sia presente nelle nostre scuole e di come i nostri ragazzi abbiano importanti difficoltà a far fronte a questa problematica. Molto spesso i genitori si chiedono come riconoscere i primi segnali di fatica dei propri figli ed eventualmente come intervenire.

"La rivincita della psicoanalisi"

Articolo di Olivier Burkeman

Riporto qui alcuni stralci di un interessante articolo che fa luce sull'approccio psicoterapeutico di tipo psicoanalitico, mettendo in evidenza le differenze tra gli altri tipi di orientamento.